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Fin dai primi anni '90, le problematiche legate alla Business Continuity e al Disaster Recovery sono state un costante punto di attenzione nello sviluppo dell'architettura tecnica di CSE; se da una parte ciò ha comportato un grosso incremento di sforzi progettuali e notevoli investimenti, dall'altra ha consentito lo sviluppo di competenze e modalità operative che attualmente sono parte integrante della metodologia di sviluppo delle applicazioni.

Tecnologia e componentistica
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Ogni singolo progetto ha l'onere di impostare i requisiti di Business Continuity della nuova applicazione, mentre un team valuta e implementa le migliori soluzioni tecniche volte a soddisfare tali requisiti.
Nella struttura interna CSE si possono vantare, in ambito hardware e software, tecnologie e componentistiche all'avanguardia quali:
  • Due elaboratori centrali a tecnologia CMOS per una potenza complessiva in produzione di oltre 17.000 mips, oltre a circa 16.000 mips da utilizzarsi per il backup
  • 140 Terabyte di spazio disco per la produzione Mainframe
  • 150 Terabyte di spazio disco per la produzione Open
  • 35 Terabyte di spazio disco per lo sviluppo/test Mainframe ed Open
  • 3 sistemi robotizzati per streamer con virtualizzatore in grado di gestire oltre 10.000 nastri fisici in Triplexing
  • Stampe elettroniche (oltre 4.000 pag/minuto)
  • Sistema operativo IBM Z/OS
  • Telecommunication VTAM e TCP/IP
  • Monitor TP CICS Transaction Server
  • Data Base Management Sistem DB2
  • Software Management ENDEVOR
L'architettura implementata
Il modello architetturale sviluppato è basato su un doppio livello di sicurezza:
- una infrastruttura tecnologica in campus, in grado di garantire la Business Continuity di tutte le componenti del sistema
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La soluzione in campus
L'infrastruttura tecnica realizzata, collocata in due site fisici indipendenti di cui uno bunkerizzato, consiste di un doppio sistema, ridondato in ogni componente e contemporaneamente funzionante (modello di funzionamento di tipo "active-active"), che è evoluto nel tempo cogliendo le opportunità derivanti dalle continue innovazioni tecnologiche maturate nell'ultimo decennio sotto la spinta delle richieste di mercato.

A fronte di un "Disastro" o comunque in condizioni di malfunzionamento di una qualche componente, la soluzione realizzata prevede l'utilizzo a pieno regime degli apparati presenti nel secondo site. La garanzia di ripartenza in tempi brevissimi (minuti) così come un ridottissimo intervento umano, dedicato principalmente ad attività di controllo, sono stati i principali presupposti della soluzione realizzata.

Tale soluzione tecnica, già completata dal 2004 per l'ambiente mainframe, per le piattaforme dipartimentali e per tutte le reti aziendali (collegamenti delle Banche su rete privata, internet, extranet, collegamenti con controparti) è costantemente testata, mediante lo spegnimento completo, a turno, di entrambe le sale macchine. Questi test, che comportano la transizione da uno stato di Normalità alla condizione di Disastro, sono ormai una consuetudine operativa che si ripete ogni 6 mesi e che serve a verificare che il sistema, nella sua globalità (ambienti mainframe e sistemi dipartimentali), garantisca il normale funzionamento sia per gli ambienti transazionali che per l'esecuzione delle elaborazioni bach.
Completata con successo questa prima fase progettuale, in cui tutto il sistema informativo CSE è stato posto "sotto l'ombrello" della Business Continuity, è stata avviata, secondo prassi strutturate e standardizzate, una ulteriore fase evolutiva.
- una soluzione a distanza, realizzata in partnership con un importante gruppo bancario italiano, realizzata per fare fronte ad eventi catastrofici di grandissime proporzioni.
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Il nuovo progetto
Finalizzato ad innalzare ulteriormente i livelli di sicurezza del sistema soprattutto in caso di grandi eventi catastrofici, è stato avviato un nuovo progetto che coinvolge, in maniera "Reciproca" due partner tecnici indipendenti: CSE ed il CED di un importante Gruppo bancario italiano.
Gli obiettivi del progetto, che verrà completato nei prossimi mesi, sono molto ambiziosi e consistono nella predisposizione di un terzo site che, collocato presso l'altro partner, sia in grado di erogare il servizio entro otto ore dalla perdita dei primi due; ovviamente è risultato fondamentale, per la buona riuscita del progetto, condividere fin da subito i due pilastri fondamentali su cui si basa la soluzione tecnica: devono essere garantiti i massimi livelli di protezione dei dati da accessi indesiderati (ogni partner non può accedere in alcun modo alle informazioni sul sistema informativo dell'altro) e devono essere sfruttate tutte le possibili sinergie tecnico-operative volte alla minimizzazione dei costi e all'efficienza in caso di disastro. Il progetto è già diventato parzialmente operativo per entrambe gli attori:
  • tutti i dati dell'ambiente mainframe sono oggi replicati nel terzo site remoto a prescindere dal supporto di memorizzazione: box dischi e/o nastroteche robotizzate;
  • i collegamenti delle banche clienti sono stati predisposti per essere indirizzati, in condizione di disastro, verso il terzo site remoto;
  • il sistema mainframe "secondario" di ogni partner è stato configurato in modo da poter essere abbandonato dal proprietario e messo a disposizione del richiedente che si trova in condizione di disastro.
Grazie a tutto ciò si è potuta testare con successo l'erogazione di tutti i servizi mainframe a due filiali, appartenenti a due Istituti Bancari diversi, che hanno simulato di lavorare nonostante la totale distruzione del campus CSE. Ed ora è già stata avviata una nuova fase evolutiva che prevede l'erogazione progressiva delle applicazioni realizzate in ambiente "open" sulla piattaforma tecnologica presente presso il partner.
 
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